Lo schermo dei corpi trans - Festival MIX Milano di Cinema Gay Lesbico e Queer Culture

Come ogni 20 novembre, anche oggi si osserva il Transgender Day of Remembrance, abbreviato in TDoR, ossia la Giornata internazionale dedicata a commemorazione di tutte le persone che sono state uccise per motivi di transfobia. Quest’anno il TDoR ci coglie con una certa emozione, poiché solo due mesi fa abbiamo dedicato l’edizione 2020 del Festival MIX Milano a Maria Paola Gaglione, giovane donna tragicamente uccisa poco più di due mesi fa dal fratello a causa della sua relazione con un ragazzo trans.

Il dibattito in Italia

L’Italia è un paese in cui la violenza contro le persone lgbtq+ è ancora quotidiana, spesso gratuita e ancora più spesso impunita. Recentemente la Camera dei Deputati ha approvato la proposta di legge Zan, una proposta di legge che estende la legge Mancino a comportamenti omolesbobitransfobici, misogini e abilisti, punendo penalmente le violenze fisiche e verbali dettate da tali pregiudizi.

Tuttavia, non stappiamo ancora quella bottiglia di champagne finché non verrà approvata anche dal Senato, cosa che non è affatto scontata. E la nostra bottiglia è già una gran riserva, dato che questa legge aspetta di essere approvata da oltre vent’anni.

Tristemente, anche in occasione delle discussioni, occorse sia in Parlamento sia nell’opinione pubblica, sul perimetro e l’applicabilità di questa legge, lo stigma nei confronti delle persone transgender nel nostro paese ha dominato il dibattito pubblico, sviando l’attenzione dal tema fondamentale sottostante i motivi di tutelare tutte le minoranze: il rispetto per l’autodeterminazione e la protezione dalla violenza operata dalla maggioranza. Ci riferiamo principalmente al dibattito, per fortuna almeno al momento sopito, agitato da chi non riconosce il concetto di identità di genere autodeterminata e ha spinto invece affinché la legge contenesse una indicazione esplicita riguardante la categoria della transessualità, concetto necessariamente parziale quando si pensa alla meraviglia caleidoscopica delle identità di genere, e soprattutto sconosciuto al linguaggio della legge.

Rappresentazioni appiattite

Il dibattito intorno alla legge Zan – soprattutto con riferimento al tema della identità di genere, ma pensiamo anche a quello della libertà di espressione – non ci ha necessariamente sorpres*. E ciò poiché, occupandoci di cinema, di narrazioni e di immaginari, sappiamo bene che la nostra società fa colazione con caffè e pregiudizi. Se la comunità, o per meglio dire le comunità, lbgtq+ vengono rappresentate nella narrazione mainstream in modo bidimensionale, appiattite all’interno di cliché familiari e rassicuranti (o spesso volutamente tragici), e raccontate solo in base a quella caratteristica che le rende diverse dalla maggioranza – il nostro essere queer, appunto – è chiaro che quel pregiudizio rimarrà sempre sullo stomaco.

Accenni di speranza

Fortunatamente il racconto attorno all’identità trans si è di recente arricchito di sfumature, ma la strada è ancora tutta in salita. Oggi ci sono divers* brav* attori e attrici trans, ma noi stiamo ancora aspettando un film il/la cui regista sia una persona trans; ed troppo facile pensare alle registe di “Matrix”!

La rappresentazione mediatica delle persone trans è tuttora stereotipata e vista dalla prospettiva di secoli di privilegio delle categorie dominanti. Come emerge dal documentario “Disclosure”, co-prodotto da Laverne Cox e diventato immediatamente un riferimento per fare una sintesi franca e onesta della rappresentazione delle persone trans nei media, pregiudizi e stereotipi si nutrono gli uni degli altri. Per esempio le donne trans sono più presenti sullo schermo rispetto agli uomini trans, con i loro corpi spettacolari, statuari, iper-sessualizzati: mercificati, perché questo continua ad essere il destino del corpo delle donne. I corpi non conformi, invece, non sono ammissibili nei film per famiglie.

È evidente che il cinema influenza la testa e il cuore di chi lo guarda, e quindi determinate narrazioni possono cambiare le vite delle persone. Le persone trans hanno ancora pochi modelli mediatici a cui ispirarsi (grazie “Pose”, continua così per favore). È disarmante vedere ancora persone trans caricaturate, disprezzate e raccontate come protagoniste solo ed esclusivamente di contesti di marginalità. Del resto, ricordiamo che purtroppo la disforia di genere è stata eliminata dal catalogo delle malattie mentali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità solo due anni fa.

Se il mondo sta cambiando, però, è anche perché lo stiamo raccontando in modo diverso da quanto fatto finora, o almeno queste sono la speranza e la finalità. Sempre più persone stanno rivendicando le proprie esistenze e prendendo la parola. Come diceva Camus, “Nominare in maniera corretta le cose è un modo per tentare di diminuire la sofferenza e il disordine che ci sono nel mondo“. Di recente è emersa una maggiore produzione di film a tematica e con protagonist* trans, con il conseguente ampliarsi della platea di spettatori e spettatrici, che ovviamente non sono solo trans. È questa l’arma più esaltante e ricca del cinema: svegliarci dal torpore, scuoterci, farci entrare in mondi nuovi, aprirci la testa e aprire il cuore all’altr*-da-sé. Mischiarci, incontrarci, riprenderci gli spazi marginali e riportarli al centro della (nostra) scena.

Qualche film passato al Festival MIX Milano

Noi del Festival MIX Milano abbiamo questo obiettivo ben chiaro, e continueremo a cercare e proporvi film che restituiscano la ricchezza e la diversità, che fuggano l’appiattimento e raccontino storie inaspettate.

Ecco una carrellata dei film (ma ci sarebbero anche molti cortometraggi) che abbiamo proposto nelle ultime cinque edizioni del nostro Festival e che raccontano mondi o personagg* transgender: se ancora non li avete visti, il consiglio è quello di recuperarli e onorare così, aprendo ancora di più gli occhi, la memoria delle tante vittime, spesso dimenticate, di un odio sempre senza senso.

2020 #LoveTogether #34FestivalMIXMilano

“Port Authority”, Danielle Lessovitz – lungometraggio

2019 #LoveRiot #33FestivalMIXMilano

“Greta”, Armando Praça – lungometraggio

“XY Chelsea”, Tim Travers Hawkins – documentario

“Un uomo con la T maiuscola”, Francesco Cicconetti – documentario

2018 #MoreLove #32FestivalMIXMilano

“Bixa Travesty”, Claudia Priscilla & Kiko Goifman – lungometraggio

“Venus”, Eisha Marjara – lungometraggio

“Marylin”, Martín Rodríguez Redondo – lungometraggio

2017 #MoreLove #31FestivalMIXMilano

“Atopos, Generi Teatranti”, Alberto Amoretti – documentario

2016 #MoreLove #30FestivalMIXMilano

“Kiki”, Sara Jordenö – lungometraggio

“La donna pipistrello”, Matteo Tortora – documentario

“Tangerine”, Sean Baker – lungometraggio

Articolo realizzato da Priscilla Robledo.

Francesco Osmetti

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